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Reader [ un borghese anormale ]
 




   

 " ..non so le regole del gioco,
    senza la mia paura 
    mi fido poco".


 
La bomba in testa
 Storia di un impiegato
 Fabrizio De André





"Alle belle donne e ai poeti
  si perdona la doppiezza".

Prezzolini
 











































18 giugno 2007


nicola, con la fisarmonica, tedesca. forse.

C'è che il sole riscalda a volte. Ma il terreno rimane duro, pieno di ghiaccio, scivoloso. E fa freddo, qui fuori, un gran freddo. Spesso. E però si va avanti. Gli aratri in qualche modo si fanno strada. E va bene così.




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7 giugno 2007


nota

Inutile porsi delle domande, per quanto lecite, ma vorrei semplicemente far presente la mia difficoltà a districarmi in questa nuova visualizzazione del blog. Non mi piace. Punto. Non mi piace e non riesco a cambiare niente, a differenza di prima. Non ci stanno le foto, non ci stanno le scritte, i font dei titoli sono enormi. Insomma: le nuove impaginazioni sono degne del grafico del papersera. Si sappia.




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6 giugno 2007


last week

"Ma ti lasci andare così? Non reagisci? Non provi a farla riflettere?"
"Fosse per me, ma mica dipende tutto da me"
"Va bene non sarai responsabile della fame nel mondo, ok né dell'esistenza di Berlusconi e della scomparsa misteriosa di Hitler, anche se forse lo hai nascosto a casa tua, ma cristo d'un dio non puoi non sentirti responsabile delle persone che ti stanno intorno. Si riceve quello che si è dato, ciascuno di noi è sempre e comunque coinvolto".
"Hai ragione, certo. Però secondo me Hitler è morto davvero. Piuttosto nutro dei dubbi su Craxi".
"Io comincio ad averne e di seri sulla tua integrità mentale".
"Bè, mi rimane quella morale, immagino".
"Immagina pure"

C'è chi si guarda intorno e non vede nulla. Chi cerca in tutti e non trova nulla. Chi corre, spigola, stimola, rallenta senza guardarsi indietro. C'è chi analizza. Ogni parola ogni virgola ogni momento e non si lascia mai in pace, si violenta per essere giusto o per essere sbagliato; per sembrare credibile al momento giusto sornione, impacciato, timido, simpatico o professore. C'è chi non ammette i propri errori perché tanto sono commessi. Chi grida per imporre le proprie opinioni. Chi s'impone scappando. Chi giudica indicandoti solo alle spalle. Chi si nasconde dietro amicizie vuote costruite su un nemico comune immaginario, chi fa gruppo e accetta di essere accettato con la pena, la commiserazione. C'è chi fa tutto questo senza accorgersene e chi sapientamente, con coscienza matematica. Chi enfatizza ogni piccola propria vicenda. Chi si autoincensa e quando riesce ad accendere un falò si sente l'erede di Nerone. E una frase scritta diventa un libro, uno scarabocchio un quadro. C'è chi ha perso, o forse non ha mai avuto, la cognizione della realtà. E la interpreta, storpia, cambia, a proprio piacimento. C'è che siamo vittime di questa corsa all'essere per forza i primi in qualcosa, i perfetti, gli invincibili, forti, retti. Questa corsa verso l'eco del nulla, che ci attira, attrae, ma raggiunto infine, ci delude. C'è che siamo soltanto persone. Soltanto persone. E la mia ricchezza sono i miei sbagli. La mia bellezza è nelle mie debolezze. Il mio essere vivo è nella quotidiana coscienza di essere uno fra milioni, uno di molti, uno fra tanti. 

"Tu sei mio amico?"
"Certo che sono tuo amico, il tuo miglior amico"
"E allora adesso gioca con me a quello che voglio io, perfavore".

Ho conosciuto un uomo. Ha quattro anni. 




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28 maggio 2007


maillando

Ci sono delle mail che servono semplicemente a complicarsi la vita. E sono proprio quelle che invii riponendovi speranze. Che sistematicamente vengono poi tradite. E' un po' mettersi in gioco, per poi scoprire che non sempre è utile. Una di queste l'ho mandata ieri, un'altra oggi. E' strano come a volte basti davvero poco per rigirare, interpretare, cambiare le cose. E rendere spiacevole qualche minuto, ora, giornata. La capacità di complicarsi la vita, sostengono alcuni, è un'arte. Sarà, io rimango spesso sorpreso alle reazioni delle persone; quelle reazioni che proprio non ti aspetti. E vabbè. Come disse una persone che merita davvero molto: "Tante care cose".




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