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Reader [ un borghese anormale ]
 




   

 " ..non so le regole del gioco,
    senza la mia paura 
    mi fido poco".


 
La bomba in testa
 Storia di un impiegato
 Fabrizio De André





"Alle belle donne e ai poeti
  si perdona la doppiezza".

Prezzolini
 











































9 giugno 2007


Il Caglioni

“Guarda lì dentro… vedì dentro quel negozio? Le vedi quelle bionde lì? Sono delle puttane, delle puttane. Lo sai? E voi, voi signore e signori che entrate lì dentro lo sapete che date soldi a delle bagasce?”.

Son quasi sempre le stesse parole. E ogni volta le urla, in mezzo alla strada, fino a quando una delle tre bionde non esce a calmarlo, lo porta dentro e gli passa un po’ di soldi. Sono parenti. Stretti, fra l’altro. Ma lui ha scelto e deciso di vivere da clochard, di andare in giro per la città a elemosinare pane e vino nei locali, soldi a passanti e preti, amore a non so chi. Mentre loro sono le proprietarie di uno dei negozi “bene” di Bergamo. Conosco una delle bionde e proprio lei mi ha raccontato un po’ di vita di quest’uomo, che è il personaggio di questa piccola città provinciale, succursale del Vaticano al nord, madre del democristiano Citarristi, adulatrice di Tremaglia e innamorata del “pensiero” di Bossi. Lui si chiama Stefano Caglioni. Gira con delle croci enormi attaccate a un collo lungo e proteso sempre in avanti; scuro in faccia, sguardo fiero, parlantina rapida. Si diverte a dipingere. E fino a qualche anno fa i soldi li alzava così: ti offriva la tela che aveva in mano, ancora con la vernice fresca, a venti, trenta mila lire. Un paio di volte gliele ho comprate. Senza neanche guardarle, aveva bisogno di soldi e quello, pensavo, era solo un modo per non chiedere l’elemosina. Quell’offrire qualcosa, pensavo, era un modo per non sentirsi sconfitto da questa società che valuta le capacità e il valore di un uomo solo con un corrispettivo in denaro. Solo dopo ho scoperto perché vendeva quei quadri: un amico li ha visti una sera a casa mia e mi ha raccontato che da qualche anno qualcuno considerava Caglioni un artista; molti bergamaschi i quadri glieli commissionavano e i suoi dipinti andavano forte nella Bergamo bigotto-clericale. Nelle case bene, insomma, almeno una croce di Caglioni doveva esserci. Era ormai una moda. Poi passata. E lui, il Caglioni, sapendolo buttava giù due righe nere su una tela bianca e via, ne ha presi in giro parecchi: qualcuno pare abbia pagato milioni per farsene fare uno. Me lo immagino, ridere e pensare che "coglioni" mentre dipinge.
Stamani leggo che un suo quadro è stato venduto a 30mila euro e che Sgarbi ha definito Stefano Caglioni il nuovo Ligabue. Ecco: non mi ricordo che fine hanno fatto quei due quadri che avevo io; immagino che ora dovrei almeno farli autenticare. E poi decidere se ridarglieli, così se li vende lui, oppure venderli io. Perché, parliamoci chiaro, sarò ignorante ma a me fanno cagare. Lui è un genio, non ci piove. E’ riuscito a fotterli, a prenderli per il culo. Ma i suoi sembrano disegni rubati a una scuola elementare.




permalink | inviato da reader il 9/6/2007 alle 10:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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