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Reader [ un borghese anormale ]
 




   

 " ..non so le regole del gioco,
    senza la mia paura 
    mi fido poco".


 
La bomba in testa
 Storia di un impiegato
 Fabrizio De André





"Alle belle donne e ai poeti
  si perdona la doppiezza".

Prezzolini
 











































30 luglio 2007


coerentemele

"Non posso non essere un buon padre, un buon marito
solo perché dopo cinque, sei giorni fuori casa capita un'occasione..."
Famolo Day - Mele

E io mi chiedo quanta paura devo avere di Ratzinger che da anni non incontra un chierichetto.




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26 luglio 2007


Beograd

Te l’avevano detto che era caldo, ma non ti aspettavi di certo 46 gradi. E t’infili in una Clio nera nuova nuova che il tizio ti affitta come se fosse una Rolls. E’ fin troppo gentile. Nel suo sgabuzzino batte un po’ sulla calcolatrice e poi ci dice la tariffa più conveniente per il nostro tragitto. Parla benissimo inglese. Vorrebbe spiegarci tutto della Serbia, ma non lo ascoltiamo: vogliamo andare, partire. Così affida il suo racconto a una cartina di Belgrado, ce la regala buttando lì ancora altri due o tre nomi. Ci affacciamo alla strada come due bambini. Enormi palazzoni spuntano come funghi nel nulla ai bordi delle strade. Cerchiamo il centro. Chiediamo a due che ci affiancano al semaforo. “Follow me”, dice un omone enorme. Ha la faccia buona. Lo seguiamo. E li vedi che se la ridono. Ti fidi? Dopo un po’ si fermano e ti indicano un parcheggio. Scendono. Anche loro parlano un perfetto inglese. A un tizio che ci chiede soldi per l’auto spiegano di non provarci neanche, ché lì la sosta è gratuita. Ci lasciano gli indirizzi di due ristoranti e il loro cellulare: “Se avete bisogno di qualcosa chiamate pure”. Salutano e se vanno. Pullman e auto smarmittate, vecchie, puzzolenti, lente o enormi Mercedes nuovissimi e lindi. C’è poca gente in giro. Turisti zero. Palazzi che stanno su per scommessa si alternano a edifici nuovi e curatissimi. La via centrale di Belgrado è lunga 800 metri circa. Venti negozi, con un po’ tutto. Dalla playstation all’Ipod, da Zara a Banca Intesa al Mc. Bar con tavolini all’aperto. Qui è tutto pulito, lindo, curato. All’apparenza: i palazzi che fuori sembrano nuovi dentro cadono a pezzi. Alcuni non hanno luce, altri hanno dei cortili con abbandonate carcasse d’auto, giochi per bambini, soffitti crollati. Pochissime parabole. Dobbiamo andare a Cacak. Ma prima voglio vedere il mausoleo di Tito. Un’impresa trovarlo. Ma perdendoci finiamo nella zona residenziale di Belgrado: ville superblindate, con poliziotti all’esterno. Sono ambasciate e residenze dei diplomatici. In questo sputo di terra dilaniato da conflitti infiniti svetta una bandiera americana. E a me monta la rabbia. La triste, inutile, rabbia. I frutti delle cosiddette bombe intelligenti a stelle e strisce li vedremo poco dopo: palazzi squartati, sventrati, dilaniati. Tito ci aspetta. Ma entriamo in un museo e siamo già lì a pagare il biglietto che spunta una ragazza, ci ferma: “Qui ci sono solo due auto di Tito da vedere, il mausoleo è più avanti, non entrate, non merita”. Il mausoleo è chiuso, non lo vedremo. Ma anche qui, alla periferia di Belgrado, qui dove i turisti non arrivano, dove le auto sono rottami e i soldi una sorta di miraggio, anche qui c’è onestà. Ed è questo che ci accompagnerà per tutto il viaggio. Al bar ai bordi della strada, dove ci fermiamo a bere una birra, e alla fine offriamo da bere a dei camionisti serbi che volevano offrirlo a noi e con i quali parliamo con il proprietario che fa da interprete. O lungo il Sava dove chiediamo informazioni a una donna per sapere se c’è una tabaccheria ma no, dice lei, “qui non ce n’è” e spunta uno in bicicletta e ci regala un pacchetto pieno e se ne va via. Ovunque cortesia e onestà. E gioia. Cazzo mai visto così tanta gente vivere felice. Nonostante il nulla intorno. E il matrimonio poi, un magnifico viaggio, infinito; nella ricchezza più profonda della semplicità. Un gran bel popolo, bella scoperta. Guidano da cani. In 160 km di strada ci saranno state almeno 60 lapidi. Ma forse è l’abitudine a non aver paura della morte, mi dicono. Sarà, anche se è un po’ da stronzi, penso, ma forse lo è altrettanto morire per le bombe di uno stato che non c’entra un cazzo con i loro conflitti. E loro lo sanno che non sono finiti. C’è rancore, ancora, tra serbi e croati e kosovari. C’è che sono cattolici, musulmani e ortodossi. C’è che qualcuno inneggia Tito e altri ancora Milosevic. C’è che piuttosto che consegnare Mladic e Karadzic non entrano nella Ue. E lo sanno dove sono, lo dicono chiaramente che i due vivono belli sereni tra Cacak e Belgrado. Ma non li denunceranno né consegneranno mai. E’ un mondo da scoprire, un popolo da conoscere. Ci torneremo.




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19 luglio 2007


ciaciak

Con gino e l'alfetta.
via belgrado.




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16 luglio 2007


change

L'ho deciso ieri sera, scoprendolo, per caso. Non sapevo esistesse. Così mi sono convertito al Wallbanger. Ma col pompelmo.

pd: Veltroni dovrà vedersela con Furio Colombo e Rosy Bindi. I bene informati dicono che arriverà pure Letta ma io dico di no. Vedremo.




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13 luglio 2007


vade retro

Stamani entro qui e trovo il vecchio blog. Che bello, ok, ma perché? Boh. Sto cercando di sistemare un portatile che ha virus anche nel controllo del volume. Non ci riuscirò mai, lo so. Non sono un gran tecnico informatico. Anzi, diciamo che non ci capisco una mazza. Ma va benone così. Meglio pippa al pc che ingegnere, tutta la vita. Mi sollazzo con ben altro. Tipo, da ieri sono euforico perché ho il catalogo della mostra Arte e omosessualità. Sì, quel catalogo. Quello che è stato ritirato e che è introvabile, in giro ce ne sono sessanta copie e altre 3440 (precise) le ha in mano l’editore: la Moratti vorrebbe mandarle al macero, lui preferirebbe regalarle ad amici collezionisti. Per una volta tifo Moratti.

Update: e non fanno neanche più la mostra.




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10 luglio 2007


Sposarsi a Belgrado - 2

Pare che la gente sia allegra, nonostante tutto. E che loro sì, davvero hanno rialzato la testa, si stanno riprendendo e bene. L ’occidentalizzazione li interessa fino a un certo punto. Fino cioè a quando non tocca le loro tradizioni, che difendono con naturalezza assoluta e a prescindere. E amano la gente. Di festeggiare non hanno mai perso la voglia. E così, cercando nell’infinito gorgo di internet, saltan fuori dei gran bei filmati di quello che ormai chiamiamo il “grasso grosso matrimonio serbo”.
Devo dare qualcosa in pasto alla mia curiosità, che aumenta ogni giorno. La partenza è vicina. Ci stiamo attrezzando e io voglio almeno sparare in aria col Kalashnikov.  E oggi mi mangio questi balli augurali agli sposi (
uno e due) e le fanfare e una tradizionale (pare) danza nella quale l’uomo schiaffeggia la donna (e questo qui va giù pesante) e tanti altri.




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6 luglio 2007


viciniadale II - good news

Dissequestrati oggi i computer di Alessandro Riva su decisione del pm Laura Amato: la polizia postale non ha trovato neanche una immagine né alcun tipo di materiale pedopornografico. Dopo questo, ora la prima notizia. E speriamo che i giornali ne diano medesimo risalto di quando lo accusarono. Intanto la sottoscrizione prosegue.




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5 luglio 2007


"come è facile volerti male..."

Passi che non c'è il mare, vabbé. E che per raggiungerne uno scorcio decente le strade facciano schifo e servano almeno due orette e trenta minuti minimo. "E' però ci sono certi laghi", qualcuno dice. E pensi che questi gran laghi sono molto simili tra loro e molto poco accessibili e, diciamocelo su, un po' bruttarelli, anonimi. Ma cristo il dramma è che non ci sono neppure dei bei monti decenti. Ah, la Lombardia, che regione del cazzo. Incompleta, tutto a metà.




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4 luglio 2007


scar - glob - let

Su Repubblica ne scrivono come fosse accaduto un dramma, una sorta di catastrofe naturale. Una decadenza totale. Oh, dite quel che volete, ma a me la ciccia piace. Cioè, vuoi mettere, è più donna, una donna con un po' di ciccia. Sì, anche prima meritava. Ma a prescindere dal soggetto, ne faccio una questione generale. Colgo lo spunto, ehm, diciamo.




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3 luglio 2007


intenti

Avevo scritto tutta una tiritera sulle diverse specie della razza femminile che sono riuscito a individuare. Ma è lunga la cosa e mi costringe a non scrivere di getto. Va lavorata, prima o poi la pubblicherò. A interrompermi è una serie di mail che si scambiano qui le donne della redazione: da tre settimane cercando di organizzare una cena, senza riuscirci. Devo ricordarmi la categoria "indefinite".
Intanto il vento da queste parti ha ripreso a tirare. La barca che abbiamo non è perfetta, ma fila via che è una meraviglia.  E un po' alla volta la perfezioneremo. Nel frattempo stasera andiamo a dormire con Ascanio Celestini. Sonnellone annunciato.




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